Ci sono casi in cui il colpevole è il primo della lista.
Il delitto Cogne, è il primo caso True Crime di cui ho memoria. Quando è stato commesso da Annamaria Franzoni ero una bebè. Ma se ne parlò per molti anni a venire. Per lo sgomento, l’incredulità e l’orrore che ha sempre provocato nella mente dell’opinione pubblica che non può concepire uno scenario del genere.
Come può una madre uccidere il proprio figlio?
Quello dei genitori che uccidono i propri figli è un tabù, che difficilmente potrà essere sfatato, a maggior ragione se si tratta di una madre che uccide i figli. Questo perché, ciò, non è solo inaccettabile, ma addirittura impensabile.
Medea nella mitologia greca era esperta in arti magiche ed era figlia di Eete, re della Colchide, custode del Vello d'oro. Quando arrivarono gli Argonauti, presa dall'amore per Giasone lo aiutò a conquistare il vello d'oro, uccidendo il proprio fratello; dopo il tradimento alla patria e la perfidia verso la sua famiglia, fuggì con Giasone e visse con lui pacificamente, finché il re greco Creonte propose di dare la propria figlia in sposa a Giasone, il quale accettò.
A questo punto Medea, oltre a Creonte e sua figlia, uccise anche tutti i propri figli avuti con l'eroe greco per vendicarsi del suo tradimento; da qui l'immagine di Medea associata al figlicidio per vendetta contro il coniuge.
La psicoanalisi interpreta questo gesto come il voler "amputare" Giasone e la loro relazione d'amore creando una spaccatura insanabile, poiché i figli erano in parte di lui e il voler imporre da parte di Medea il totale possesso su di loro: "io li ho partoriti, io ho il diritto di ucciderli."
Il nostro intelletto non è in grado di elaborare una simile atrocità, per questo Il delitto di Cogne, ha avuto una tale risonanza mediatica. Per questo, e per il lampo di genio della difesa, che ha capito che doveva tramutare la Franzoni nella protagonista di questo “show”.
Ma torniamo a quella maledetta mattina, apparentemente tranquilla di un piccolo paesino della Valle d'Aosta, frazione di Cogne, una valle cullata delle Alpi in cui, -a detta di tutti -“non succede mai niente, ad eccezione della fiera di Sant’Orso. Un evento che rievoca la bellezza dell’artigianato” o così, credevano, almeno fino a quel giorno.
• il 30 gennaio 2002, ore 7:30-7:40 Stefano Lorenzi. Il marito della fautrice e padre della vittima, esce di casa per recarsi a lavoro (Da qui, partiranno le indagini, poiché secondo il Giudice per le Indagini Preliminari, è proprio questa la finestra temporale in cui si è consumata l'aggressione ai danni del piccolo Samuale!). Il quale aveva soltanto tre anni.
• 8:00-8:15 circa Davide, il primogenito sta aspettando sua che madre, lo accompagni alla fermata dell’autobus per andare a scuola, come ogni giorno.
• 8:16 Annamaria Franzoni lo accompagna. Lasciando Samuele nel lettone con la TV accesa. ‘’Perché quella mattina, non voleva rimanere a casa da solo’’. Quindi, appena chiusa la porta di casa, l’imputata dichiarò, che in questo lasso di tempo, qualcuno sarebbe entrato a casa sua e lo avrebbe poi aggredito.
• 8:24 Fa rientro nella sua abitazione e trova il figlio in stato agonizzante.
• 8:27 Si affaccia dalla finestra e chiama, a voce la vicina Daniela Ferod. In un secondo momento, chiamerà anche la sua psichiatra Ada Satragni (in realtà,un medico di base),alla quale dichiarerà che al bambino è scoppiata la testa, un’affermazione che trovo a dir poco scioccante!- In seguito, in un nuovo verbale giustificherà l’affermazione sostenendo : ‘’Mi ha chiamata talmente forte e tante volte che gli sarà scoppiata la testa!’’. Avvisando, poi per -ultimo suo marito- Stefano, sentenziandone il decesso, ancora effettivamente in vita; seppure le ferite alla testa non lasciano speranza al piccolo. Un minuto dopo telefona al 118 per richiedere soccorso.
Il centralino del 118 riceve la chiamata da Annamaria Franzoni, da qui poi, partiranno le indagini.
Franzoni: «Ascolti mio figlio ha vomitato sangue e non respira, abito a Cogne»
Centralino: «Un attimo che le passo subito ...»
Franzoni: «Fate presto, la prego»
Operatrice: «Pronto»
Franzoni: «Mio figlio ha vomitato sangue, venga subito»
Operatrice: «Allora, no, con calma (Annamaria urla e la sua voce si sovrappone) devo avere l’ indirizzo, abbia pazienza»
Franzoni: «Abito a Cogne»
Operatrice: «Il numero di telefono (...). Ecco, Cogne dove?»
Franzoni: «Frazione Montroz»
Operatrice: «Con calma ... Monrò?»
Franzoni: «Cosa devo fare?»
Operatrice: «Numero civico?»
Franzoni: «Ooh ... eeh ... la prego, sta male!»
Operatrice: «Signora, con calma perchè non risolviamo niente. Allora, Monrò?»
Franzoni: «Numero 4 A. È già venuta stanotte perché stavo male io. Vi prego, aiutatemi, non respira ... (respiro affannoso, urla incomprensibili)»
Operatrice: «Subito ... Signora, abbia pazienza, è Montroz o Monrò?»
Franzoni: «Montroz»
Operatrice: «Ecco. Numero?»
Franzoni: «Oh, mamma mia. 4 A»
Operatrice: «4 A. Signora, allora suo figlio quanti anni ha e come si chiama?»
Franzoni: «Tre anni, Samuele»
Operatrice: «Di cognome?»
Franzoni: «Lorenzi (interferenza telefonica). La prego, sta malissimo».
Operatrice: «Signora, intanto se vomita non lo tenga ...»
Franzoni: «È tutto insanguinato, ha vomitato tutto il sangue. Non respira ...»
Operatrice: «Arriviamo subito, signora»
Franzoni: «Grazie»
Operatrice: «Mi lasci solo il telefono libero perché se no...»
Franzoni: «Sì, sì, sì, arrivederci».
Un vicino insospettito dall’accaduto chiama immediatamente i carabinieri poiché, sospetta che sia un tentato omicidio da parte della madre commesso nei confronti del figlio. Quando, i suddetti fanno capolinea nella stanza da letto, si accorgono subito che ciò che hanno davanti ai loro occhi, non sia stato un fatto accidentale, ma che sia una vera e propria scena del crimine. In quanto nella stanza da letto c’erano schizzi di sangue ovunque : ‘’ Pareti, soffitto, lenzuola etc.’’, dove era presente anche, una gora molto più estesa. Una situazione che è in netto contrasto con l’ordine, e con la posizione del bambino, che nonostante tutto, giace supino come fosse addormentato.
Sua mamma infatti,racconterà di averlo trovato sotto le sue coperte e che le sembrava volesse giocare a nascondino. Questo scenario è un gesto tipico, di chi con la vittima ha una relazione stretta, e si chiama Undoing, che serve a ridurre l’impatto psicologico del cervello umano.
Sin da subito ,è chiaro come il sole che il tutto sia stato commesso da un conoscente, in quanto, l’omicida, si muoveva in casa con autorevolezza e con tranquillità.
All’arrivo della dottoressa Satragni il frugolo è ancora vivo,vigile, apre e chiude gli occhi, respira, anche se a fatica. A primo impatto, le sembrava che l’esplosione della scatola cranica, fosse dovuta alla rottura importante di un’arteria, la quale avrebbe poi causato un'emorragia interna, ossia un’ aneurisma.
-Sento di dover dire la mia, dopo aver ascoltato più volte l’accaduto. Un aneurisma non causa la fuoriuscita di materia cerebrale, tanto che la soccorritrice riferirà la presenza di materia cerebrale, importante sparsa ovunque. L’indagata rivelerà agli inquirenti, di aver pensato: ‘’Ma se io ho un pezzo del cervello sul mio pollice di mio figlio, come farà lui a vivere se un pezzo di lui ce l’ho io?’’. Questa sua affermazione mi ha lasciata interdetta!, in quanto è davvero allucinante che abbia avuto un tale processo mentale, in quel frangente.
Dalle intercettazioni ambientali, risuonerà la richiesta di voler avere subito un altro figlio (immaginatevi come se foste a casa con il vostro compagno, in una conversazione del tipo: ‘’Ok, mi si è guastato il frigorifero! Ti prego, andiamo a comprarne un altro?’’ continuo a non avere parole.
●Il due marzo 2002 viene iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.
Nella notte del 13/14 marzo del 2002 viene finalmente arrestata.
Per quanto riguarda l’alibi sostenuto dalla Franzoni (A parer mio, non regge,data la copertura totale di otto minuti, ossia il tragitto che ha percorso da casa-fermata autobus di Davide che corrisponde come orario 8:16-8:24). La sua testimonianza però, non è ammissibile in quanto l’inevitabile è avvenuto tra le 8:00-8:29.
La pista del familiare si fa sempre più chiara, giacché le tracce di sangue ritrovate sul pigiama risultavano essere indossate proprio al momento dell’atto. Gli zoccoli, invece erano stati trovati nel disimpegno del bagno, ovvero lontano dalla stanza di Samuele, eppure sia nelle suole,sia nella tomaia erano presenti tracce di sangue. La donna, si giustificherà, dicendo di averli indossati una volta rientrata in casa, ma in realtà i vicini, hanno dichiarato che aveva indosso degli stivaletti neri (Per il GIP Gandini la donna aveva indosso proprio quegli zoccoli durante il delitto.)
●Il 28 MARZO Gandini ordina una perizia psichiatrica alla donna, accetta di buon grado,dove viene dichiarata pienamente capace di intendere e di volere.
Due giorni più tardi i giudici, della seconda sessione del tribunale del riesame di Torino, annullano l’ordinanza di custodia cautelare e ne ordinano l’immediata scarcerazione.
Torna nella sua dimora familiare, e tutte le certezze date dal GIF Gandini cadono come le tessere del domino, a partire dall’elemento principale (pigiama e zoccoli.)
Inizierà il vero e proprio braccio di ferro tra la corte di cassazione e il riesame di Torino.
A giugno la cassazione rettifica il riesame; a Ottobre un nuovo tribunale chiede una nuova custodia cautelare e a gennaio 2003 la cassazione rimanda ancora gli atti al tribunale del riesame.
●Il 10 febbraio 2003 Gandini annulla l’ordinanza di custodia cautelare.
●Nel 26 gennaio 2003 a meno di un anno dalla tragedia nasce Gioele, inoltre dopo alcuni mesi c’è il cambio della ‘’guardia’’, perché il suo difensore non sarà più Grosso ma niente popò di meno che Carlo Taormina.
Detto ciò, è stata condannata nel 2007 per omicidio aggravato dal vincolo di parentela con un ergastolo pari a trent’anni e ‘’nessuna attenuante’’ , divertente! ci stavo quasi credendo alla giusta condanna. Sta di fatto, che poi le attenuanti le ha ricevute, a partire dalla buona condotta. Perché a mio parere, se qualcuno è un detenuto ‘’modello’’ viene premiato, della serie ‘’ Tranquillo, non importa se hai ucciso qualcuno! ti stai comportando bene lavando i piatti e cucinando alla perfezione, fai volontariato, studi, perciò ti scontiamo la pena, senza tralasciare l’indulto’’. Quest’ultimo giuridicamente lo troviamo descritto con le seguenti parole: ‘’L'amnistia costituisce una causa di estinzione del reato, mentre l'indulto è una causa di estinzione della pena: pertanto, con l'amnistia lo Stato rinuncia all'applicazione della pena, mentre con l'indulto si limita a condonare, in tutto o in parte, la pena inflitta, senza però cancellare il reato’’. Praticamente sei graziato. La Corte Suprema di Cassazione condannò nel 2008 Annamaria Franzoni a 16 anni di reclusione (ridotti a 13 per indulto, poi a 10 per buona condotta), per i quali ha scontato 6 anni di carcere e meno di 5 in detenzione domiciliare.
● 3 luglio : Viene richiesto il rinvio da parte dell’avvocato Carlo Taormina, che riesce ad ottenerlo con rito abbreviato. Scelta che poi si rivelerà strategica.
● 16 settembre il GUP d’Aosta e Eugenio Gramula, accoglie la richiesta della difesa e richiede, una nuova scintillante super perizia, riguardante diversi setti tecnici della vicenda, in particolare sulle abbondantissime tracce di sangue, ritrovate sul pigiama.
Il professor tedesco Herman Schmitter viene incaricato ad eseguire la bluster pattern analisis (analisi approfondita delle tracce ematiche).
Il suo compito era quello di capire in che posizione fosse l’assassino e se indossasse il pigiama/zoccoli. Mentre il professor Pascali, indagò sulle tracce di DNA (tracce che si trovavano sotto la suola degli zoccoli e su un presunto cappello che è stato trovato sulla scena del crimine.)
Un terzo perito l’ingegnere Brocardo Piero, dovrà esaminare un frammento osseo trovato sulla sua manica del pigiama, confrontandolo con una macchia sul lenzuolo al fine di stabilire se l’assassino abbia indossato o meno il pigiama durante l’accaduto.
I risultati dell’accusa arrivano ad aprile del 2004.
Per Schmitter l’aggressore ha certamente indossato i pantaloni del pigiama, ed era inginocchiato/a davanti a lui. Al contrario invece gli zoccoli e la maglia non sono necessariamente riconducibili al fatto.
Conseguentemente ai nuovi rilievi fatti a nome dell’accusa (Schmitter e Gramula) secondo loro i RIS della difesa hanno inquinato le prove.
L’imputata, viene condannata con 10 indizi, il più importante a mio avviso è il fatto che abbia minimizzato le condizioni effettive del bambino al fine di ritardare e ottenere i giusti soccorsi.
Inoltre sono state escluse tra le colpe gli abitanti del paese in quanto nessuno provava rancore/gelosia nei confronti della famiglia.
Durante il periodo di incarcerazione non ha mostrato alcun tipo di pentimento. Un altro fatto scioccante è stato che nello stesso giorno in cui è successo il tutto, la signora Annamaria Fr. Chiese a suo marito di fare un altro figlio; inoltre non seguì suo figlio mentre lo stavano portando all’ospedale nonostante respirasse ancora a malapena.
● Il 30 LUGLIO l’avv. Taormina, consegna la denuncia, scrivendo che ci sono altre prove con il nome del presunto assassino.
I consulenti della signora Franzoni trovano altre tracce di sangue nel garage e altre impronte mai repertate prima, inizia così il così detto COGNE BIS, un procedimento processuale che si ritorcerà contro lei.
A novembre viene fatto il nome del presunto assassino ‘’ Ulisse Di Sciardà’’, un guardia parco di Cogne e cognato della sua vicina.
La difesa di Annamaria ipotizza una nuova arma del delitto ossia un mazzone di chiavi.
Secondo Kinshardà, le indagini si rivelano ambigue, e portano a scrivere nel loro registro Annamaria Franzoni, Stefano Tarquato e il loro avv. Taormina e i loro consulenti. Per loro l’accusa è di calugna e frode processuale.
● Il 16 novembre 2005 c’è il processo d’appello per l’omicidio di Samuele, a sorpresa il procuratore generale Vittorio Corsi, chiede una perizia psichiatrica per Annamaria, per avere un quadro completo della sua personalità.
Nella prima perizia viene dichiarata capace di intendere e di volere.
La signora Annamaria Franzoni, temeva che la testa di suo figlio fosse troppo grande tanto da misurargli la febbre ossessivamente, in secondo luogo che fosse esplosa la testa a furia di chiamarla.
Nella richiesta del 2005 si rifiuta di effettuare la perizia, in quanto riteneva di aver già risposto in precedenza, a tutte le domande.
In questo caso la perizia si è svolta lo stesso, basandosi su ciò che è stato dichiarato, sia durante la perizia precedente, le intercettazioni nei verbali di interrogatorio, e nelle cartelle cliniche durante il quale la donna era stata in carcere nel marzo 2002, e anche sulle numerose interviste effettuate.
Nel frattempo l’inchiesta del COGNE BIS va avanti.
Vi ricordate dell’impronta digitale che era stata trovata sulla porta del garage? Venne rilasciata da un fotografo, che lavorava per la difesa stessa. Lui sosteneva di non essersi accorto di aver inquinato la casa dell’ orrore, ma di aver appoggiato involontariamente la sua mano.
Un’ accertamento, dimostra il contrario, ovvero nel garage, in aggiunta alle tracce di sangue rinvenute a terra, non erano in realtà compatibili con lo schizzo del sangue, ma bensì ad un agente chimico chiamato idrossiapatite, e non possono certamente essere state lasciate dall’assassino di Samuele.
A metà giugno 2006 esce un nuovo rapporto psichiatrico, in 270 pagine, quattro professori, spiegano quello che deve esser passato nella sua mente. Nelle conclusioni si parla di stato precuspolare orientata, ovvero che potrebbe essere caduta in uno stato simil-onirico, durata appena una manciata di minuti al suo risveglio la donna, sarebbe stata colta da un’amnesia tanto più profonda del dormi-veglia avvenuto pochi minuti prima.
Si tratta di una situazione molto diffusa, per quanto riguarda i casi di infanticidio e neo-naticidio. La tizia, in quel periodo soffriva di attacchi d’ansia, che poi sarebbe esplosa fino ad arrivare a quello stato crepuscolare.
Anche se a parer mio tutto ciò non è possibile in quanto ha sempre dimostrato di essere lucida, inoltre ha anche nascosto/sepolto, l’arma del delitto, cosa che poi una persona in stato di sonnambulismo non sarebbe in grado di farlo; per non parlare poi l’omissione dei soccorsi e il dichiarare il figlio morto quando ancora respirava a malapena.
La mamma di COGNE, viene dichiarata dai periti come una persona immatura, dipendente, con personalità connotata, con prevalenti di tipo isterico, soffriva di crisi simili ad un attacco di panico, ma non faceva nulla per curarsi, se ha ucciso Samuele, può essere considerato un vizio parziale di mente, ma i giudici non la pensano così.
Nel 2006 Annamaria non è più in quello stato, grazie al suo ritorno a Monteacuto Vallese, circondata dall’affetto dei suoi cari. Per questo non è da ritenersi socialmente pericoloso (Dicono i periti del processo d’appello).
Taormina torna alla carica, con dei rilievi tecnici, con una macchia (Scia di sangue sul piumone) che pensano sia un’impronta di scarpa, anche se però le sue teorie vengono smontate.
‘’La macchia della scarpa, era un riverbero della luna, mentre quella del piumone era la piegatura stessa.’’
●Il 20 novembre 2006 mentre è in corso il processo d’appello Carlo Taormina si dimette ( SSCHIAO BELO!).
Quel giorno in aula, si sarebbe dovuta tenere una sentenza psichiatrica assieme all’elettroencefalogamma (EEG); da questo esame non ne uscì nessuna certezza, ma la presenza di onde teta o uno stato di assopimento e malattie cerebrali, come epilessia e parassonia.
● Il 4 dicembre 2006 si torna in aula, per discutere sulla perizia psichiatrica, oltre agli esperti nominati dal giudice, parla anche il professor Ugo Fornari, che sostiene di vedere negli occhi dell’imputata il vuoto, sono gli occhi di una persona che non ha capito ancora quello che è successo, il suo IO si è arrocato su una posizione difensiva paranoide (Paranoie di finire in carcere, a parer mio).
‘’Io sono buona, e tutti ce l’hanno con me’’, si tratta di una psicosi; la proposta della Franzoni è quella di spostare il processo da Torino-Milano per legittimo sospetto.
Fornari, dice che la mamma è consapevole di quello che è accaduto, grazie ad una personalità disarmonica, ha attuato le difese come la scissione che proteggono da quello che ha commesso.
TORRE lancia una nuova ipotesi per la nuova arma del delitto, ossia calzatura carrarmato.
Il procuratore Corsi definisce la vicenda, come un semplice figlicidio (Purtroppo è comune).
Secondo la ricostruzione la mamma, avrebbe svolto tutto in cinque minuti, mentre l’altro figlio stava giocando fuori all’aperto. L’aggressione vera e propria sarebbe durata 15-20 secondi, durante i quali al bimbo gli sono stati sferrati 17 colpi con un oggetto simile ad un mestolo/pentola.
Viene condannata a trent’anni di reclusione.
● Il 27 Aprile 2007 dopo circa dieci ore di camera di consiglio, la corte preceduta dal giudice Petenati, la condanna a sedici anni di carcere, dimezzando così la pena.
● 21 maggio 2008 conferma la condanna la Signora Annamaria Franzoni va nel carcere delle Vallesi.
● 26 gennaio 2009 il procuratore della Rep. Di Torino chiama per il Cogne Bis (Reato di calugna nei confronti di Ulisse e per frode processuale, questo anche per il fotografo che ha lasciato una sua traccia.)
Viene condannata ad un anno e mezzo di reclusione, ma non verrà mai prescritto quindi automaticamente non dovrà scontare la pena.
Al giorno d’oggi la donna è considerata potenzialmente pericolosa, in quanto rischio di recidiva, secondo la perizia redatta dall’incaricato dal tribunale di sorveglianza di Bologna. Soffrirebbe di un ‘’disturbo di adattamento.’’
Nel giugno del 2014 dopo aver scontato solo sei anni della pena, viene mandata ai domiciliari per scontare la pena residua.