domenica 28 luglio 2024

Salvate Maya (Take Care of Maya) - Il caso Kowalski.


'' -''Mamma ci sono i mostri!''

''Niente mostri... tranquilla, c'è la mamma qui.''

 ''No!”


{Piccola conversazione avvenuta tra Maya e sua madre.}



L'intuito di una madre è infallibile! Una mamma ha sempre ragione, anche quando le dicono che così non è. il caso di Maya è uno di questi.

In tutta questa storia le istituzioni sono state ingiuste, hanno segnato per sempre una famiglia per il loro tornaconto personale. Perché arrivati ad un certo punto, sarebbe stato troppo infangante, ammettere gli orrori commessi.

Alla fine, è tutta una questione di ''etichette''.

Un genitore, vuole sempre proteggere suo figlio, eppure alcune volte, a quest’ultimo viene strappata la possibilità di poter tenere suo figlio al sicuro. Purtroppo il caso Kowalski è uno di questi. Erano una famiglia come tante altre; composta da due genitori, due figli e una casa in cui trascorrere le giornate in totale spensieratezza. Un giorno però si svegliarono e si trovarono ad essere protagonisti di un incubo senza fine, un Escape-room degna di un film dell'orrore. Dove non conta l'amore, il rispetto e l'istinto di protezione. Urli ma nessuno ti crede! dandoti magari persino del pazzo, alla ricerca di attenzioni e nulla più.

Facciamo un po' di chiarezza raccontando alcune vicende avvenute:


Venice, Florida, California 25/10/2021 ore 9:12 (prima deposizione del padre di Maya.)


Difensore: ‘’Signor Jack, ho delle domande da porle su sua moglie e sulla vostra relazione.''


Jack: ''Mi sono innamorato di Beata sin da subito, era speciale, lo si leggeva dagli occhi, era sincera, era una persona pura, determinata, testarda ed intraprendente, non accettava i no.

Si iscrisse all'università, laureandosi a pieni voti, diventando successivamente infermiera presso il laboratorio di Cateterismo cardiaco della Layola. Beata non desiderava altro se non di diventare madre. Iniziò a progettare sin da subito la cameretta e a comprare vestini. Capii sin da subito che sarebbe diventata un'ottima madre, anche se incontrammo alcune difficoltà all'inizio. Alla fine Maya nacque con la determinazione di mia moglie. Lei si assicurava sempre che Maya avesse il meglio del meglio. Dalle lezioni di piano, scuola polacca. Inoltre si appuntava sempre qualsiasi cosa riguardasse la bambina, era molto attenta e scrupolosa. Quasi sentisse che tutto questo un giorno sarebbe servito. Due anni dopo nacque Kyle, senza nemmeno provarci, un colpo di fortuna!''


All'inizio della primavera del 2015 tutto era fantastico, ad un certo punto però purtroppo Maya si ammalò e tutto andò lentamente a rotoli.

Iniziarono le prime visite, con i primi dottori che purtroppo non sapevano designare la corretta diagnosi di Maya, sua figlia. Non solo non sapevano darle una risposta, ma pensavano addirittura che si trattasse di attacchi d'ansia generalizzata, anche se sua figlia continuava a ripeterle che così non era, e lei credeva a ciò che diceva sua figlia, ecco perché infatti tornata a casa Beata essendo così scrupolosa, non si arrese e si mise a fare delle ricerche su internet andando sempre più a fondo fino a trovare il dottore giusto per lei, ossia il dottor Kirkpatrik.

Devo ammettere, che per loro incontrare quest’ultimo fu una vera e propria fortuna! Una vera manna dal cielo! In quanto, finalmente, ottennero la giusta diagnosi. Maya ha una malattia rara chiamata: CRPS (Sindrome dolorosa regionale complessa), per spiegarvi meglio di che cosa si tratta, vi faccio un esempio; ipotizziamo, che accidentalmente vi facciate male (un piccolo taglietto con un foglio di carta), sai bene che nel giro di una/due settimane il dolore diminuirà, così come tutto il resto (rossore, gonfiore, ecc.) Nei pazienti affetti da questa sindrome invece, questi sintomi si andranno ad intensificare nel tempo. Gli studi hanno evidenziato che quest'ultima si presenta in età compresa tra 9/11 anni ed è predominante nelle bambine.

I pazienti la descrivono come un bruciore, pelle sensibile anche ad un minimo tocco.

Un solo farmaco può cercare di ''attenuare'' il dolore, ossia la Ketamina (un farmaco analgesico-dissociativo).

All'inizio, con Maya provarono con una dose molto bassa di essa, senza ottenere alcun risultato. Successivamente, il luminare propose ai suoi genitori di aumentare la dose fino ad indurre un coma farmacologico, che durò sei giorni. Indicò ciò, perché nelle persone affette da questo tipo di sindrome si era riscontrato che un alto dosaggio avrebbe migliorato la qualità di vita del paziente.

Beata rimase sempre accanto alla figlia; filmando e documentando il tutto sul suo taccuino.

Al risveglio di Maya, Jack (suo padre) ebbe la certezza che stesse bene, in quanto, disse subito di avere fame, il che era un buon segno. La Ketamina infatti, l'aveva aiutata, il suo dolore diminuì.

Purtroppo però, ad un certo punto la sua famiglia non poté più permettersi di pagare le cure, così venne loro consigliato un collega, che accettava l'assicurazione sanitaria ''Ashraf'' il quale le prescrisse la Ketamina a basse dosi.

La tranquillità famigliare, non durò che un anno. In quanto disgraziatamente dopo un anno, proprio durante la notte dell'uragano Matthew del 7/10/2016 la ragazzina ebbe una ricaduta, così grave che suo padre dovette portarla di corsa all’ospedale ‘’John Hopkins Children Hospital’’.

L’infermiera di turno non aveva idea di che cosa fosse la CRPS, così come tutto il resto dell’equipe. Fu allora, che Jack chiamò sua moglie (infermiera specializzata) per spiegare ai medici la situazione (ancora una volta.) i quali, accusarono Beata di avere la sindrome di Munchausen per procura, solo perché continuava a ripetere quale terapia dovessero somministrare alla bambina (prescritta ovviamente dai due specialisti del ramo.)

Gli infermieri di turno però continuavano a ripetere che quella dose di Ketamina avrebbe condotto Maya alla morte, rifiutandosi così di somministrare le giuste dosi.

Con il passare dei giorni Maya continuava a peggiorare, sempre di più: era stanca, distrutta, devastata da quel dolore lancinante che continuava ad aumentare sempre di più.

I suoi genitori vedendola così sofferente, decisero di voler lasciare l’ospedale volontariamente, per far ricevere alla figlia le cure di cui necessitava, ma questa decisione, venne loro negata da un infermiere che allertò subito gli assistenti sociali per sospetto abuso su un minore.

DA QUI INIZIO’ IL VERO E PROPRIO INCUBO DELLA FAMIGLIA Kowalski.                                                                                                             


Un paio di giorni dopo, Jack andò a trovare la bambina e mentre stavano conversando, una donna dai capelli scuri, entrò nella stanza, senza nemmeno presentarsi (si comportava come se fosse un medico dell’ospedale, ed iniziò a fargli l’interrogatorio, riguardo la malattia, la cura e i dosaggi. Jack, ovviamente, rispose a tutte le domande, senza pensarci due volte. Affermando, che i dosaggi di Ketamina erano stati prescritti dai medici.  

A quel punto,  ‘’l’infermiera’’ se ne andò e poco dopo rientrò in stanza, intimando Jack di dover immediatamente uscire, in quanto sua figlia era sotto procura statale!

Calunniarono sua moglie per la somministrazione massiccia del farmaco, per questo motivo persero la potestà genitoriale.

All’inizio, erano tutti convinti che sua figlia stesse fingendo e che fosse tutta una condizione psicologica. Per questo i genitori decisero di contattare un avvocato, esperto in maltrattamenti minorili e sulla custodia cautelare. 

I Kowalski.  decisero di assumere la signora Debra M. Salisburi nell’ottobre 2016.

Beata espose per filo e per segno tutto il contesto, dimostrandosi una madre premurosa e amorevole, e di non voler nient’altro se non il suo bene. Il legale le riferì, che in realtà questi casi sono molto comuni di quanto si pensi.

I servizi sociali sono privatizzati in Florida. Quando la famosa ‘’infermiera’’ Sally Smith segnalò il caso di Maya, lavorava per il Suncoast Center. Quest’ultima era un’agenzia, che si occupava di accuse su abusi minorili (che era legata con l’ospedale in cui era momentaneamente ricoverata Maya.) 

La consulente, definì questo tipo di agenzia ‘’un’industria dei servizi sociali per l’infanzia.’’ 

Qualsiasi genitore avesse portato suo figlio a pronto soccorso con una malattia grave da numerosi medici, solo per capirne/averne una diagnosi, sarebbe stato condannato per abuso su un minore.


Nell’inchiesta chiesero al signor Ashraf se quei livelli di dosaggio di Ketamina avessero potuto provocare effetti collaterali, come ad esempio; dolori allo stomaco. quest’ultimo rispose di sì, che avrebbero potuto, ma aggiunse anche che i pazienti affetti da CRPS possono arrivare a prendere anche 15000 mg di Ketamina al giorno e che gli effetti collaterali possono cambiare da paziente a paziente. Aggiunse anche che oltre agli effetti collaterali, e previsto modificare anche il tipo di dosaggio da dover somministrare.

Infatti, la dose funzionale per Maya era di Mille milligrammi ogni quattro ore.


Nel lontano 14 ottobre 2016, Ci fu la sentenza, nella quale, il giudice decise (ingiustamente!) dopo aver letto tutte le copie riportate agli atti di avviare un ordine restrittivo tra Beata e Maya.

La piccola, venne affidata ai servizi sociali dello stato, e all’ospedale ripianificando così, l’intero piano terapeutico. Sostenendo che sua mamma stesse attentando alla sua vita. 

Per di più il giudice ordinò, un’obbligatoria di una perizia psichiatrica per accertare la veridicità delle accuse-alla quale, lei si sottopose di buon grado.

La valutazione dimostrò che essa non soffriva di quella sindrome, ma piuttosto, di un disturbo di regolazione con tendenze depressive dovuto all’allontanamento forzato da sua figlia.


Vi ho trascritto le intercettazioni tra l’avvocato e Beata per far più chiarezza al caso:


Avvocato: Beata devi capire questo, riguardo questi casi non sono giusti! A loro non interessano le prove, ho seguito sessanta casi simili in difesa dei genitori e collaborare è l’unico modo per riaverla.


Beata: Ok, mi dicevano ogni giorno che non avevano idea di come curare questa malattia, io voglio solo che mia figlia stia meglio e che venga curata.


Avvocato: Sono certa che tutto quello che tu mi stia dicendo, sia vero! Ma ora che il procedimento è stato avviato —tutto questo purtroppo — non ha più importanza. Ai giudici, non interessa se l’ospedale ha sbagliato, a loro importa solo sapere se metterete in pericolo vostra figlia. Il modo migliore per vincere è dimostrare al giudice che avete cambiato idea.


Dopo quattro giorni di custodia statale, permisero a jack di farle visita, seppur rispettando un Iter molto rigido: non poteva chiederle come stesse, che tipo di terapia stesse facendo, non poteva dirle quando sarebbe tornata a casa e non poteva parlarle di sua madre, qualora Maya ne avesse fatto domanda. Inoltre, le visite erano di breve durata.

Per suo padre, era dura vederla così; piccola, indifesa e dolorante! Non poteva vederla peggiorare così, giorno dopo giorno. Infatti in un foglio Jack scrisse testuali parole: ‘’Maya mi ha detto che sta male, sta peggiorando, i suoi piedi sono più torti, ha più lesioni e sta diventando sempre più debole. Vederla così, in quelle condizioni è la cosa che mi frustra più di tutte.’’

La piccola e povera Maya a quel tempo era ancora una bambina piccola ed indifesa, e la cosa peggiore di tutte era che purtroppo veniva ignorata dai medici che entravano ed uscivano dalla sua stanza, nonostante, manifestasse imperterrita il suo malessere.

Il suo medico in una deposizione affermò che se le persone affette da questa patologia se non assumessero la giusta dose di Ketamina sarebbero morti di una morte lenta e precoce.


*Intercettazione Telefonica* tra Cathi Bedy (ass. sociale ospedale) e Beata - Cathi passò il telefono a Maya per farla parlare con sua madre -non prima di far ripetere a Beata tutte le concessioni e non “Così da non dire nulla di sbagliato.” Lei, dal canto suo, le rispose come doveva.


‘’Ciao Maya! Come stai oggi mio piccolo raggio di sole?’’

‘’Ciao mamma! Mi manchi così tanto!’’

‘’Anche tu tesoro mio, mi manchi tantissimo ma dobbiamo essere pazienti. Come hai dormito questa notte?’’

‘’Mi sono addormentata alle due.’’

‘’Non riuscivi a dormire?’’

‘’No.’’

‘’C’è Cathi seduta accanto a te?’’

‘’Si.’’

***********


Per Jack e per Beata c’era qualcosa di strano riguardo alla signora Cathi…. la cercarono su Google e le ricerche effettuate, riportarono alla luce ben due arresti per abusi su minori. In uno due episodi, il malcapitato, non respirava. Secondo il Tampa Bay Times, la drammatica scena si è svolta al Suncoast Center: quando un ragazzo è entrato in un ufficio e ha ignorato le richieste di Bedy. Ciò ha portato a una rapida escalation in cui Bedy avrebbe spinto con forza il ragazzo a terra e gli avrebbe messo entrambe le ginocchia sul petto, facendolo lottare per respirare. Nonostante il suo evidente disagio, Bedy ha ignorato le sue richieste di aiuto.


Che cosa assurda! Beata era stata allontanata solo perché voleva il bene di sua figlia; ed invece, nonostante ciò, Cathi aveva ancora la possibilità di starle accanto.


*Deposizione di Maya* 


Maya riferì, gli abusi di Cathi nei suoi confronti, disse  che non faceva altro che ripeterle che presto, sarebbe finita in un istituto psichiatrico e che sarebbe stata adottata.

Inoltre, le scattò delle foto sensibili, senza chiedere il consenso dei suoi genitori.

Non pensava ad altro se non di tornare a casa da sua mamma, dai suoi genitori.


Sono passati quarantasette giorni sotto la custodia statale (29 novembre 2016)


Conversazione telefonica tra Maya e sua madre


Mamma: ‘’Ciao Tesoro! Come stai.’’

Maya: ‘’Non mi sento molto bene, è molto dura per me, piango molto.’’

Mamma: “Il Tramadol non ti fa effetto?’’

Maya: ‘‘Per niente.’’

Mamma: ‘’Cos’altro ti danno per il dolore.’’

Maya: ‘’ Niente.’’

‘’Mamma: Mi dispiace tesoro, vorrei massaggiarti la schiena e abbracciarti.’’

Maya: ‘’Anch’io.’’

Mamma: ‘’Hai ricevuto la lettera che ti ho scritto?’’

Maya: ‘’No.’’

Cathi: ‘’Non ci sono lettere.’’

Mamma: ‘’L’ho mandata a Charlotte, glielo chieda.’’

Cathi: ‘’Ok.’’

Mamma: ‘’Sei riuscita a parlare con il tuo avvocato?’’

Maya: ‘’Si, oggi.’’

Mamma: ‘’Bene! Sono contenta, voglio essere certa che tu possa parlare con lui.’’

Maya: ‘’Al telefono non posso, perché non posso telefonare al di fuori dell’ospedale.’’

Mamma: ‘’In che senso non puoi? Non sei in prigione o in un campo di concentramento.’’

Maya: ‘’Com’è andato il ringraziamento?’’

‘’Mamma: Non bene.’’

‘’Maya: Anche per me, è stato uno dei peggiori. Non capisco perché sia successo, non hai fatto nulla di sbagliato ed ora stiamo tutti male.’’

Mamma: ‘’Lo so amore, mi dispiace, sii forte ok? Prego per te ogni giorno.’’

Maya: ‘’Anch’io.’’

Mamma: ‘’Sii forte.’’

Maya: ‘’Ci sto provando.’’ (stava piangendo). Successivamente Cathi chiese di interrompere la chiamata proferendo di aver altro da fare. 

Maya: ‘’Ciao mamma, ti voglio bene.’’

Mamma: ‘’Anch’io… ciao Maya!’’


Ho trascritto questa conversazione, perché purtroppo, fu proprio l’ultima. In quanto Cathi accusò sua madre di essere stata inopportuna durante la telefonata. Questa nuova accusa la distrusse, tanto così che in una delle sue lettere scrisse che era stanca.

Dopo la denuncia ci fu un colloquio con la polizia, dove Jack non sapeva di essere registrato e pur di ricevere sua figlia disse anche ciò che non voleva dire.

 

Sessantatre giorni sotto custodia cautelare (15 dicembre 2016)


Maya scrisse una lettera al giudice:

‘‘Caro giudice,

sono Maya volevo ringraziarla per il tempo speso su questo caso. So che sa che voglio tornare a casa.

Negli ultimi giorni sono stata malissimo, peggioro sempre di più. Questo natale, vorrei soltanto tornare a casa e stare assieme alla mia famiglia. Piango ogni giorno e mi sento triste, non mi hanno permesso di salutare la mamma. Prego ogni giorno di poter tornare a casa.’’


Durante le udienze la corte si schierava, costantemente con l’ospedale e con tutto il personale, nonostante ci fossero prove certe a sostegno della famiglia. Quando l’avvocato chiese la possibilità di riavere un contatto, un solo abbraccio tra Maya e sua madre in presenza del giudice stesso, fu loro duramente negata.

Uscita da quell’aula di tribunale Beata era devastata. 


8 Gennaio 2017 (87 giorni sotto custodia cautelare)

icompleanno, sua moglie disse che sarebbe rimasta a casa a riposare, a causa di una forte emicrania.

Al loro rientro, ebbero l’accortezza di non disturbarla. Più tardi però, il fratello di sua moglie bussò alla porta, chiedendo in maniera preoccupata di sua sorella, iniziando a cercarla ovunque, perché aveva una brutta sensazione, aveva il presentimento che le fosse accaduto qualcosa di orribile. Difatti la ritrovò nel garage appesa ad una corda. Senza vita. 

tutti i diritti della presente e-mail @elisatruecrime e NETFLIX.


due giorni dopo la morte  di Beata, lo specialista incaricato dall’accusa, il dottor Chopra, confermò la  diagnosi di sindrome dolorosa regionale com
plessa.

Per la terza volta, aggiungerei!! e mandò il suo verbale alla corte.

nei giorni successivi, Maya fu dimessa e riaffidata al padre.

Dopo 92 giorni sotto custodia il 13 gennaio 2017, finalmente Maya tornò a casa.

Quattro anni dopo la sua famiglia stava ancora combattendo per avere una giusta giustizia.

Una giornalista di nome Dafne Chen, iniziò ad indagare su questo caso (rimase sconvolta della notizia del suicidio di Beata.)

Iniziò investigando sulla famiglia, sulla dottoressa Smith e anche sui dottori specialisti.

Nel 2019 pubblicò il pezzo sui Kowalski, in realtà la tela era molto più grande, in quanto vi erano più casi.

La cosa più comune tra loro purtroppo era la dottoressa Smith e l’ospedale in cui era stata ricoverata Maya.

Le famiglie andavano solo per ricevere aiuto e invece tutto ciò che ricevevano era solo puro dolore, in quanto o i figli  venivano strappati via o e i genitori, finivano in carcere.

Per moltissimi anni la famiglia Kowalski tentò di avere la giusta giustizia, ma purtroppo riuscirono solo ad ottenere porte chiuse in faccia!.

Il loro di tentativo di ottenere la giusta giustizia, fu appunto, lungo e devastante, in quanto dovettero subire molti rinvii.

Nel 9 novembre del 2023 però per fortuna riuscirono a raggiungere ciò che volevano, grazie al loro avvocato Jennifer Anderson. Ora, la famiglia ha finalmente avuto ciò che le spettava fin dall’inizio; un processo equo e superpartes! Una giuria della Florida si è pronunciata a suo favore.


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Il caso Monica Calò

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