Le azioni erano mostruose, ma chi le commetteva era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso.”
- Hannah Arendt
Oggi ho visto un episodio di @elisademarco sul “Cacciatore di anoressiche”, o come viene definito su Google: “Marco Mariolini, scrittore”.
Il 14 luglio 1998, sulle sponde del Lago Maggiore a Intra (Verbania), Monica Calò venne accoltellata 22 volte dall’ex compagno Marco Mariolini, conosciuto per la sua ossessione verso donne estremamente magre. Un uomo con tratti narcisistici e un disturbo istrionico di personalità, che aveva sviluppato un kink per i corpi gravemente sottopeso fino a trasformarlo in un’ossessione, una lente distorta attraverso cui guardare e consumare le altre.
Non è tanto questo aspetto che voglio analizzare, perché il tema è vasto, complesso e quasi impossibile da condensare in poche righe.
Quello che mi interessa, invece, è la struttura che gli ha permesso di continuare.
Mariolini aveva già logorato una donna fino a condurla a un calo di peso estremo, svuotandola mentalmente e fisicamente attraverso manipolazione, controllo e love bombing. La seconda, Monica, dopo anni di relazione tossica, aveva trovato il coraggio di lasciarlo. Ed è stato proprio quando lui ha perso il controllo che la violenza ha mostrato il suo volto più puro.
Eppure Mariolini si era autodenunciato più volte. Aveva scritto persino un’autobiografia, Il cacciatore di anoressiche, in cui raccontava con lucidità il proprio disagio e, di fatto, chiedeva aiuto. Lo aveva fatto apertamente, senza filtri. E nonostante questo, nessuno è intervenuto. Né le forze dell’ordine, né la sanità. Tutti sapevano, nessuno ha agito.
Così, il 14 luglio 1998, una donna è stata uccisa con 22 coltellate al cuore, davanti a testimoni. E il sistema, di fronte alla domanda più semplice — “Si poteva evitare?” — resta muto.
L’omicidio non ha un solo responsabile. C’è lui, certo. Ma ci sono anche le istituzioni che hanno ignorato i segnali, le confessioni, le richieste d’aiuto. Le falle non sono state soltanto individuali: sono state collettive.
Il male reale, spesso, non si presenta con maschere o clamori. Avanza silenzioso, si annida nelle omissioni, cresce nell’indifferenza di chi, potendo agire, sceglie di non farlo. E, mentre tutto tace, i mostri — quelli veri — trovano spazio per diventare ciò che temevamo già fossero.

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